Politiche del Territorio
CONTRIBUTI IN ORDINE ALLE POLITICHE
DI GOVERNO DEL TERRITORIO

IL CONTESTO DI RIFERIMENTO

La “città” di Cernobbio ha registrato negli anni dal 1971 al 2001 un calo demografico particolarmente significativo passando dai numero 8.040 a 6.662 abitanti con una perdita di 1.378 unità.
I consistenti interventi edilizi realizzati dal 2001 al 2007, uno su tutti la riconversione della Cartiera “Ventura” in abitativo, hanno interrotto la tendenza in negativo facendo registrare un incremento di nuovi residenti di 526 unità.
L’andamento demografico contrasta per lo stesso periodo con il costante andamento della crescita dei vani abitativi, che passano dai numero 8.358 del 1971 agli 11.745 del 2001.
Naturalmente, trattandosi di una “città” ad elevato indice turistico, oltre ai vani abitativi utilizzati dalla popolazione resIdente si contano all’anno 2001 altri circa 1.500 vani, non occupati che si presume siano saltuariamente o costantemente impiegati a scopo di vacanza.
In ogni modo il patrimonio edilizio è largamente superiore al numero degli abitanti e costituisce una prima significativa caratteristica di qualità del sistema abitativo.
A ciò va aggiunto come ulteriore fattore positivo l’elevata qualità delle dotazioni e delle risorse del settore turistico, intendendo per dotazioni le strutture alberghiere, e per risorse i valori ambientali del lago, del territorio antropizzato e di quello montano.
Vale la pena di ricordare che Cernobbio è stata una sede importante delle Aziende Autonome di Soggiorno come lo erano ad esempio Bellagio, Menaggio, Lanzo Intelvi, ed altri ancora.
Dal punto di vista morfologico e territoriale è importante rilevare che l’area urbanizzata, cioè quella interessata da strade reti dei servizi e costruzioni, ha uno sviluppo di poco superiore ai due milioni di metri quadrati corrispondneti a circa il diciotto per cento dell’estensione complessiva del territorio comunale.
Ma quello che più balza all’attenzione è che rispetto al solo territorio con propensione edificabile, in quanto privo di vegetazione boscata, servito dalle infrastrutture dei servizi ed accessibile, la parte edificata ne occupa già il novantacinque per cento circa.
A fronte di questi caratteri peculiari permangono ed in alcuni casi si acuiscono croniche criticità di tipo strutturale che pongono un serio freno allo sviluppo qualitativo del sistema urbano e della risorsa turistica intesa come fonte di sviluppo economico.

LA VIABILITA’ DI ATTRAVERSAMENTO

La prima delle criticità riguarda la viabilità in quanto il paese è attraversato dalla ex strada Regina che, malgrado la variante di nord-ovest in galleria, registra ancora un traffico di attraversamento consistente da e per la fascia lacuale dei comuni di Moltrasio, Carate, Laglio, imponendo un forte appesantimento della mobilità interna all’abitato cui vanno aggiunte le conseguenti negatività dovute all’elevato inquinamento atmosferico ed acustico.
Prioritaria diventa quindi la realizzazione dello svincolo previsto dal Comune di Moltrasio oltre l’uscita delle galleria del Pizzo per la connessione con la sottostante strada provinciale, che dà l’accessibilità ai comuni citati ed al complesso di Villa d’Este in ingresso da nord.

LA SOSTA VEICOLARE DEI FLUSSI IN AVVICINAMENTO

La seconda riguarda, a supporto delle attività turistiche, delle manifestazioni espositive, degli avvenimenti culturali, degli abitanti dei nuclei periferici collinari, una efficace “approdabilità” che deve sovrapporsi alla mobilità interna e sopratutto all’uso pedonale e veicolarmente limitato della zona del centro storico e della “riva” a lago.
La soluzione non può che passare attraverso l’attestazione delle provenienze ai confini del comune, potenziando e rendendo attiva con continuità a sud la ricettività del parcheggio di Villa Erba, creando una nuova struttura a nord a monte della Regina in località Villa d’Este – Costa di monte, a ovest, per provenienza dall’autostrada, nella piana del Breggia in consorzio con il Comune di Como.

LA SOSTA VEICOLARE DEI FLUSSI INTERNI

La mobilità interna impone anch’essa la necessità di consentire anzitutto l’attestazione del traffico che si genera verso il “capoluogo” dalle frazioni, data la presenza dei principali servizi, delle attività commerciali e terziarie.
Oltre a ciò diventa importante favorire la creazione di aree di interscambio con i mezzi pubblici, compresa la navigazione lacuale.
Ciò comporta almeno il potenziamento del parcheggio retrostante il Comune recuperando spazi nell’interrato e nelle aree contermini.

LA CICLO PEDONALITA’

L’alleggerimento del traffico favorirà la possibilità di affrontare con maggiore efficacia, almeno nel “capoluogo”, l’uso pedonale del centro paese e della “riva” ed anche la creazione di piste ciclo-pedonali, la prima in prosecuzione della pista ciclabile proveniente da Como, una seconda da Cernobbio a Maslianico collegabile con le piste ciclabili del Canton Ticino.
Alternativa a quest’ultima potrebbe essere prevista, in consorzio con Como, nell’ipotesi della riqualificazione ambientale della Via Asiago lungo la valle del Breggia quale qualificato corridoio di accesso al compendio di Villa Erba e agli altri luoghi di interesse turistico del comprensorio di Cernobbio e di Como.

LE FRAZIONI ED I NUCLEI SPARSI MONTANI

Altro aspetto di criticità riguarda più in generale la scarsa attenzione nella soluzione dei problemi delle polarità dei nuclei di antica formazione collinari che costituiscono gli elementi significativi della identità locale del territorio antropizzato, per i quali vanno ricercate soluzioni per la loro riqualificazione sia attraverso il miglioramento della qualità nel recupero degli edifici che degli spazi pubblici, completando la dotazione dei servizi strategici e dei parcheggi da localizzare capillarmente per aumentare la qualità della condizione abitativa e di relazione.
I dati del patrimonio edilizio esistente offrono la consapevolezza di notevole disponibilità di vani in relazione al numero degli abitanti il che porta a considerare che il fabbisogno di nuove costruzioni non costituisce una criticità in quanto l’insorgere di tale necessità potrebbe essere più propriamente risolta, attraverso prioritari interventi di recupero, di riqualificazione e/o di ampliamento del tessuto esistente, evitando di prevedere ulteriore consumo di nuove aree che inevitabilmente andrebbero a interessare gli ambiti che, data la morfologia del territorio, possiedono pregevoli valori paesistico-ambientali e caratteri di spiccata naturalità.
Ambito di altrettanto valore è quello della zona montana al disopra del limite attuale dell’edificato di Rovenna, Casnedo e Piazza S.Stefano che è stata classificata dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale in ambito di massima naturalità e di elevato livello naturalistico. All’interno del primo ambito peraltro sono presenti la maggior parte dei vecchi nuclei d’alpe, in massima parte conservati.
In linea con le indicazioni programmatiche del Piano Provinciale deve essere confermato il mantenimento dello stato di fatto dei luoghi e degli insediamenti. Per garantire la massima fruibilità di questi ultimi ed il recupero dei volumi ancora disponibili occorre però porre rimedio all’annosa e grave questione della dispersione al suolo delle acque grigie e nere mediante l’approntamento di sistemi di fitodepurazione o altri altrenativi biosostenibili onde salvguardare la qualità del suolo e delle acque di falda.
In tale contesto fattore negativo è costituito dalla indiscriminata accessibilità veicolare oggi possibile in assenza di regole. Devono essere poste, come avviene ad esempio nelle zone dei parchi, condizioni per la selezione e la disincentivazione del mezzo di trasporto privato, in modo da favorire la pedonalità ai fini della conservazione dell’ambiente e della salubrità dell’aria..
Per favorire comunque l’uso turistico della zona montana alle condizioni di cui sopra, si rende determinante la creazione, in corrispondenza della partenza dei percorsi pedonali di accesso, di spazi di arroccamento per attestare il traffico veicolare dei mezzi privati.

L’ ANOMALIA DI ALCUNE RISORSE NATURALI.

Infine, agli effetti della qualità della vita e del miglioramento dell’uso delle risorse naturali non vanno trascurati alcuni aspetti, che per una “città” ad elevata propensione turistica, non possono che essere considerati particolarmente negativi.
Il primo si riferisce al servizio di smaltimento dei rifiuti che secondo i più recenti dati dell’osservatorio provinciale risulta carente e arretrato per differenziazione della raccolta denotando una bassissima percentuale (30%) a fronte della media provinciale del 43,3% e di quella massima dei paesi più virtuosi ( 55-58%).
Il secondo riguarda la storica e mai risolta questione delle perdite dell’acquedotto comunale. Quando nell’anno 1999, l’Azienda Comunale Servizi di Como prese in carico la rete , la percentuale delle perdite superava il sessantacinque per cento del totale di acqua erogata. Attualmente, pur dopo importanti interventi di riqualificazione, le perdite permangono sopra il 30%.
Il terzo attiene all’emergenza geologica di una parte del versante occidentale del Torrente Greggio a partire dalla cosiddetta località “paradis di can” sino ai rilievi “dell’Oliera” sovrastanti la Caserma dei Carabinieri. Soprattutto per quest’ultima porzione di territorio uno studio geologico commissionato dall’Amministrazione negli anni 75/80 aveva prospettato preoccupanti scenari di degrado e corrosione del versante che a distanza di venti anni si stanno manifestando con puntuale e preoccupante conferma e che sono destinati ad amplificarsi.

L’OPZIONE RESPONSABILE DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

Per sostenere lo svilippo dell’economia, della qualità della vita, dell’uso delle risorse in misura parsimoniosa occorre operare prioritariamente per il superamento delle criticità e delle emergenze, dando risposta alle nuove esigenze abitative soprattutto all’interno del tessuto edilizio esistente.
Il piano territoriale provinciale attribuisce a Cernobbio possibilità di consumo di suolo inedificato per un’estensione di circa 75.000 metri quadrati dei quali quasi la metà da imputare alle esigenze di sviluppo del turismo. Questo suolo è però reperibile prevalentemente all’esterno del contesto urbanizzato e quindi nelle aree in quota, più sensibili dal punto di vista paesaggistico e più critiche che quello naturalistico ambientale.
Si ritiene perciò che a fronte di consistenti e qualificate risorse già esistenti e disponibili si debba assumere come obiettivo prioritario il massimo contenimento possibile dell’espansione, in sintonia con l’altrettanto prioritario imperativo di sviluppare attorno alle aree montane una efficace barriera di interdizione alle pressioni antropiche più invasive e portatrici di degrado.

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