La Provincia del 2 dicembre 2007
Pandakovich, sindaco di Brunate, propone di chiedere un decreto speciale al Ministero dei Beni culturali Un vincolo su tutto il lago contro la speculazione
Decreto speciale del Ministro per salvare il lago A invocarlo è il sindaco di Brunate e architetto Darko Pandakovic: «La situazione è di massima emergenza» Contro i pericoli del cemento «serve subito una moratoria che inserisca il Lario tra i beni della collettività»

Villa Erba di Cernobbio. «Negli anni Settanta - ha detto l'ex sindaco Enrico Lironi - rischiò di diventare un residence» Dal dibattito promosso l'altra sera nell'aula consiliare di Cernobbio dal Partito democratico su «Il territorio, una risorsa limitata da salvaguardare e valorizzare», è uscito un indirizzo forte, quello di collocare il lago di Como tra i beni di valore collettivo da tutelare con un decreto speciale del Ministero dei Beni culturali. Collegato, da quanto è emerso dalla relazione di Ugo Targetti, docente di urbanistica al politecnico di Milano, ci sarebbe un altro aspetto rilevante rappresentato dalla necessità di adeguare il piano territoriale di coordinamento provinciale, «in quanto lo strumento esistente contiene sufficienti linee per la zona urbanizzata intorno a Como, mentre lascia scoperto il lago per il quale non ci sono scelte precise, tali da garantire l'incolumità delle bellezze dall'aggressione del cemento». A proporre il decreto speciale è stato l'architetto Darko Pandakovic, sindaco di Brunate, che tra gli anni '70 e '80 aveva collaborato con il comune di Cernobbio per la messa a punto degli strumenti urbanistici. Pandakovic ha consegnato una nota scritta al consigliere Domenico Zumbé e la lettura, in un'aula affollata, ha riscosso un prolungato applauso. «A seguito della campagna sul lago ferito ? scrive Pandakovic ? sono sempre più convinto che la situazione attuale sia di massima emergenza. Pertanto è indispensabile una svolta rapidissima, rappresentata da una moratoria altrettanto urgente che ponga il lago di Como tra i beni della collettività. Per appoggiare l'iniziativa del decreto ministeriale è però determinante la consapevolezza dei cittadini». Pandakovic sostiene che la frenetica attività edilizia che sta aggredendo il lago è esclusivamente speculativa, e per l'interesse di investimenti individuali viene sacrificato un patrimonio collettivo, magari con la scusa dello sviluppo dell'economia e del turismo. «Sappiamo - aggiunge l'architetto - che l'attività edilizia forma beni rifugio e le case sul lago valgono più delle azioni quotate in borsa, con un continuo incremento di valore. All'assalto del cemento che uccide il territorio bisognerebbe opporre programmi di valorizzazione dei tesori rappresentati da cultura e paesaggio». Introdotti dal neo referente del Partito democratico Carlo Bonetti, i tre relatori Ugo Targetti, Enrico Lironi e Irene Fossati hanno concordato sulla necessità di una linea di fermezza simile a quella in atto negli anni tra il 1970 e la fine degli anni '80, quando regione e sovrintendenza avevano voce in capitolo per frenare gli eccessi. «I sindaci governatori e quelli che sostengono il principio di essere padroni in casa loro - ha detto Enrico Lironi - fanno paura, e sono sempre più convinto della correttezza della pianificazione di 25/30 anni fa, che nel caso di Cernobbio aveva preservato beni esclusivi quali villa Erba, in procinto di diventare un residence condominiale, villa Bernasconi e il colle tra Pizzo e Toldino. Il cemento in quest'ultima località è arrivato dopo. Con un po' di nostalgia mi sento di invocare il ripristino di severi controllori quali gli architetti Vallara e Costanza Fattori».

Marco Luppi

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